Trasformazione Digitale. Navigare tra Rischi e Opportunità
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articolo su HBR Italia a cura di Elisa Corbetta, Gregorio Macchi e Viola Dadda

La pandemia ha cambiato per sempre il mondo del lavoro: oggi si parla infatti di New Ways of Working per indicare il fenomeno dei nuovi modi di comunicare, collaborare, ideare e produrre all’interno delle aziende. Cosa accomuna queste nuove modalità di lavoro?
Una forte componente di smart working e il correlato aumento esponenziale dell’utilizzo delle tecnologie (mail, messaggi su piattaforme aziendali e non, videochiamate, riunioni su Teams, formazioni digitali…).
Questa iper-connessione, che va oltre l’orario d’ufficio (se ancora di questo si può parlare), sottopone inevitabilmente a dei nuovi rischi. Perdita di concentrazione, stanchezza, isolamento, ma anche demotivazione e stress, sono fenomeni che, in parte, possono essere collegati a un cattivo uso della tecnologia.
D’altro canto, le tecnologie, se utilizzate in modo intelligente e consapevole, possono diventare alleate, migliorando la qualità dell’esperienza personale, le performance professionali e il grado di soddisfazione e benessere generale.
VERSO UN FUTURO CONNESSO: L’IMPATTO DELLA PANDEMIA SULL’EVOLUZIONE DEL LAVORO
Sicuramente il modo di lavorare è cambiato molto in poco tempo. I dati più recenti dell’ITU (International Telecommunication Union) mostrano come la pandemia abbia portato una spinta considerevole, causando un incremento del 10% nell’utilizzo di Internet, il maggiore nell’ultimo decennio (ITU, 2021).
Seppur intuitivo, appare utile valutare la portata di tale aumento e le conseguenze previste per gli anni a venire nel mondo lavorativo. In base ai dati raccolti dal WEF (World Economic Forum), piattaforme e app digitali saranno sempre più alla base dell’operare nel contesto organizzativo, con un solido 86% delle aziende che prevede di incorporarle nei loro processi nell’arco dei prossimi cinque anni. A seguire, si prevede un utilizzo sempre maggiore di big data, cloud computing e AI, in linea con un buon 75% delle aziende che ne prevede l’adozione (WEF, 2023).
Viviamo, dunque, in un’epoca di trasformazione delle modalità di lavoro, degli strumenti digitali e anche delle attitudini delle persone: due italiani su tre si definiscono pronti al cambiamento tecnologico, soprattutto in ambito lavorativo (Scalcon, 2023). L’utilizzo dello smart-working aumenta del 7% ogni anno, raggiungendo oggi una percentuale del 38%, e con una prospettiva di aumento futuro secondo cui più della metà delle persone valuta la possibilità di adottare modelli di lavoro ibridi (Microsoft, 2022a).
Secondo l’Osservatorio Smart Working (2022), le ricadute positive di un lavoro ibrido comprendono risparmi per i lavoratori (circa 600 euro l’anno), per le aziende (fino a una potenziale riduzione dei costi di 2500 euro l’anno) e per l’ambiente (riduzione di emissioni di CO2 di circa 450 kg l’anno ad personam).
Ma alle spalle di questo cambiamento di paradigma, quali lati oscuri si celano?
LE SFIDE NASCOSTE E I RISCHI DELLA TECNOLOGIA
Come ogni realtà complessa, anche lo smart working porta con sé numerosi lati oscuri. Alcuni di questi sono noti al grande pubblico, altri meno. Il report “Hybrid work is just work” fa notare che si osserva un aumento spropositato delle riunioni settimanali (aumentate del 153%), della richiesta di multitasking durante queste ultime (42% dei lavoratori), con una conseguente diminuzione del benessere globale e aumento della sfiducia e di fenomeni quali il burnout (48% dei dipendenti e 53% dei manager) (Microsoft, 2022b).
Una modalità ibrida non accompagnata da una più profonda revisione del modello organizzativo e connessa a un utilizzo inconsapevole delle tecnologie porta a un minor livello di benessere se confrontato ad altre modalità lavorative.
Secondo il report annuale 2021 Microsoft Work Trend Index, ben il 60% dei lavoratori percepisce il lavoro da remoto come un allontanamento dalle relazioni personali, sulle quali si fonda ancora il senso di comunità e di team. In base ai dati raccolti, invece, dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, la percentuale dei lavoratori pienamente ingaggiati sul lavoro si è ridotta di quasi la metà rispetto al 2019, con più di un quarto che afferma di soffrire di tecnostress. Ecco alcuni dei fenomeni più significativi che si manifestano frequentemente:
- Tecnostress. Definito come qualsiasi effetto negativo, causato dall’utilizzo della tecnologia, sul comportamento, i pensieri, gli atteggiamenti e la psicologia umana. Per citare alcuni effetti troviamo: alti livelli di ansia, esaurimento, affaticamento, diminuzione delle prestazioni e insoddisfazione lavorativa.
- Iperconnessione. Condizione di bisogno o necessità nel rimanere costantemente connessi a Internet e nell’utilizzo continuo di mezzi tecnologici. La connessione continua al mondo digitale, acuita dal gran numero di notifiche che ogni device ci pone davanti, porta con sé un sovraccarico cognitivo, riducendo le capacità attentive, di focalizzazione e di recupero.
- Perdita del senso di sé. Sperimentazione di una sensazione di confusione e disorientamento riguardo al proprio ruolo, alle proprie responsabilità o al proprio scopo nel contesto lavorativo. I vincitori del premio Nobel per la Medicina, Edvard Moser, May-Britt Moser e John O’Keefe, hanno portato alla luce come l’assenza di esplorazione di spazi tridimensionali porti a una riduzione del senso di sé, impattando negativamente sulla percezione, la consapevolezza e la comprensione che un individuo ha di sé stesso. La scoperta si fonda sul duplice funzionamento di quelli che vengono chiamati neuroni GPS, particolari cellule nervose deputate all’orientamento nello spazio. I ricercatori hanno evidenziato come tali cellule non solo permettono di orientarci in spazi complessi, ma sono alla base anche della costruzione della memoria autobiografica connessa alle esperienze personali e, quindi, proprio alla costruzione del senso di sé.
Nelle interazioni digitali i neuroni GPS appaiono disattivati e, di conseguenza, ne risulta che ore trascorse davanti a uno schermo portano a un inevitabile impoverimento del senso di sé e a uno scollamento dalla propria identità professionale.
Uno smart working accompagnato a un utilizzo pervasivo delle tecnologie porta con sé numerosi costi in termini di benessere sia individuale che organizzativo. Negli ultimi anni si osservano, infatti, numerosi fenomeni di drop out, che ricadono sotto la cornice delle “Grandi dimissioni”: un aumento sempre più alto, a seguito della pandemia, delle dimissioni dal lavoro. Nel 2023 il 26% dei dipendenti, a livello mondiale, afferma di voler cambiare occupazione nell’arco del prossimo anno, contro un più moderato 19% del 2022. Una realtà, quindi, solo negativa? Proviamo a guardare oltre.
OLTRE I RISCHI: TRASFORMAZIONE DIGITALE E BENESSERE LAVORATIVO
Proviamo a porci una domanda: l’utilizzo degli strumenti tecnologici ha aumentato effettivamente la felicità di chi li utilizza? Le tecnologie sono amiche, fautrici di un’innovazione positiva, di nuove forme di benessere e crescita, o nemiche, causa di disagio psicofisico, tecnostress e sofferenza diffusa?
La risposta è duplice e apparentemente contraddittoria: entrambe e nessuna delle due! Infatti, gli strumenti tecnologici, proprio in quanto strumenti, sono di per sé neutri. L’aumento o la diminuzione del benessere delle persone dipendono dal modo in cui vengono utilizzati, dallo scopo e dagli obiettivi che ne motivano l’impiego.
Le tecnologie possono essere, quindi, grandi alleate del benessere e della performance lavorativa, oppure nemiche che portano ai fenomeni di stress e burnout che abbiamo osservato negli ultimi tempi.
Ciononostante, la maggioranza della ricerca psicologica in merito si è concentrata esclusivamente sull’approfondimento degli aspetti negativi, trascurando le potenzialità positive.
L’approccio delle Tecnologie Positive mira a suscitare un aumento del benessere e dei punti di forza negli individui, organizzazioni e società, fondando le sue basi nella branca di studi della Psicologia Positiva. A distinguere le Tecnologie Positive dagli strumenti tecnologici non sono tanto le qualità intrinseche a livello strutturale, quanto l’intento alla base della loro progettazione e del loro utilizzo. Tra questi troviamo l’incremento del benessere dell’utente, la scoperta e il potenziamento dei suoi punti di forza e della sua crescita personale.
Come si possono utilizzare, quindi, gli strumenti tecnologici per raggiungere questi ambiziosi traguardi?
- Inducendo stati emotivi positivi: in questo caso si parla di tecnologie positive, richiamando un tipo di benessere (edonico) incentrato sulla ricerca di piacere. In tal senso le tecnologie vengono progettate per indurre negli utenti stati emotivi positivi, con ricadute pervasive in termini di benessere percepito (videogiochi, piattaforme di streaming musicale e video). Ultimi arrivati sono dispositivi come gli smartwatch e le app per il fitness, che motivano le persone a mantenere uno stile di vita sano grazie al monitoraggio, feedback e sfide personalizzate.
- Accompagnando la persona verso una condizione di eudemonia: tipologia di benessere incentrata sull’attribuzione di senso e pienezza. Tali tecnologie vengono progettate per indurre nell’utente uno stato di flow, concetto introdotto dallo psicologo Csíkszentmihályi per indicare la condizione di piena immersione nell’esperienza e di raggiungimento dei propri obiettivi personali (app per la mindfulness e la meditazione). Ulteriore beneficio derivante dalle piattaforme di apprendimento ed e-learning consiste nell’acquisizione di nuove competenze e conoscenze che contribuiscono alla realizzazione personale e alla crescita.
- Sviluppando consapevolezza rispetto al proprio livello di benessere: tecnologie come il biofeedback possono aiutare le persone a sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio benessere attraverso il monitoraggio delle risposte fisiologiche del proprio corpo (es. la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna). Inoltre, il biofeedback può funzionare anche come strumento di gestione dello stress e di promozione del proprio benessere: una maggiore consapevolezza delle situazioni aiuta le persone a evitare o gestire meglio tali trigger o fattori scatenanti dello stress. Infine, attraverso il biofeedback si possono apprendere più facilmente tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda, la visualizzazione guidata e il rilassamento muscolare, che aiutano a ridurre le risposte di stress e a favorire un rilassamento fisico e mentale. Oggi si parla anche di neurofeedback: in questo caso le misurazioni riguardano l’attività cerebrale e possono aiutare le persone a comprendere meglio i loro modelli di pensiero e a migliorare la concentrazione. Una tecnologia che, nonostante la strumentazione costosa e complessa, nasconde un potenziale sorprendente per sviluppare benessere e performance dei lavoratori.
- Potenziando la sfera sociale: in quest’ultimo caso si parla di tecnologie sociali, il cui effetto in termini di impatto sul benessere si pone a un livello sociale e organizzativo. La progettazione di tali tecnologie si basa sull’obiettivo di creare una maggiore connessione tra gli attori coinvolti. Strumenti come Slack e Microsoft Teams migliorano la comunicazione e la collaborazione tra membri di un’organizzazione aumentando l’efficienza e il benessere dei team di lavoro. Inoltre, app come Facebook, Twitter e Instagram, possono essere utilizzate anche con la finalità di sensibilizzazione e mobilitazione di risorse per promuovere il benessere collettivo.
Le tecnologie, dunque, se ben gestite, diventano strumenti di empowerment personale, di aumento del benessere individuale e generatori di interazioni sociali positive.
Una possibile applicazione risiede nella progettazione di uno smart working realmente smart, performante e felice. Alcuni esempi: ridurre il numero di chiamate, introdurre pause nell’utilizzo di strumenti tecnologici, bilanciare con incontri in presenza, rispettare i ritmi circadiani naturali… tutto questo, e altre accortezze, permettono una gestione efficace del lavoro da remoto.
Diventano quindi centrali due elementi: da un lato, la progettazione e l’utilizzo delle tecnologie secondo una prospettiva di benessere all’interno della cornice delle Tecnologie Positive, dall’altro l’offerta di percorsi formativi ai dipendenti con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere comportamenti sani e protettivi.

VERSO UN FUTURO INNOVATIVO
Tecnologia sì o tecnologia no? Smart working come pericolo o possibilità?
Il punto centrale non è tanto cercare una risposta, quanto capire come e perché si possano utilizzare le tecnologie e le nuove modalità di lavoro. Proprio dietro una progettazione consapevole e orientata al benessere, si trovano non solo uno smart working sano e un utilizzo adeguato delle tecnologie, ma anche nuove frontiere di innovazione.
Oggi più che mai viene riconosciuto il valore fondamentale dello sviluppo intelligente di soft e hard skills, inserito in un contesto di lavoro sostenibile e di benessere diffuso, sia organizzativo che individuale.
Proprio in questo contesto, tecnologie tradizionali (come internet) o innovative (come VR e AI) possono svolgere un ruolo fondamentale. In che modo?
- Avvicinando le persone che lavorano a distanza. L’utilizzo di meeting virtuali permette una collaborazione che sia al contempo efficace e piacevole. Senza sostituire l’esperienza in presenza, l’inserimento consapevole delle tecnologie nelle nostre vite può offrire un panel di esperienze più ricco e variegato.
- Allenando competenze e conoscenze. Le tecnologie offrono nuovi spazi per allenare le proprie competenze e accrescere le proprie conoscenze, in modalità più agile e veloce. Strumenti quali app, biofeedback, neurofeedback e Realtà Virtuale offrono contesti protetti in cui mettersi alla prova e apprendere con agilità grazie a feedback tempestivi e puntuali. D’altro canto, anche la spesso citata Intelligenza Artificiale fornisce nuove frontiere di apprendimento, aprendo le porte a nuovi modi di imparare e a nuove competenze da acquisire.
- Inducendo esperienze trasformative profonde. Stimoli digitali possono provocare nell’utente emozioni di grande impatto. Tecnologie immersive, come la VR, attraverso la loro capacità di far vivere e sperimentare “mondi possibili”, aprono inedite possibilità, come la progettazione di esperienze trasformative profonde.
In questo scenario, la ricerca scientifica risulta fondamentale per comprendere quale sia il reale impatto delle tecnologie sulle persone che le utilizzano. Nonostante questo, gli articoli scientifici si sono perlopiù concentrati sulla sperimentazione in ambienti controllati, come i laboratori. Da qui l’importanza non solo di applicare le tecnologie in modo intelligente nella vita quotidiana, ma anche di studiarne gli effetti in ambienti naturali, in modo da comprenderne profondamente il reale impatto sul nostro funzionamento.
Le aziende possono offrire il loro contributo, collaborando attivamente con i centri di ricerca e offrendo contesti interessanti e attuali agli studi applicativi. Tali ricerche giocano un ruolo cruciale, quindi, nel fornire nuove conoscenze e nutrire un mindset curioso, aperto e consapevole.
All’estremo opposto si trovano invece atteggiamenti di chiusura ed eccessivo timore, che risultano controproducenti, impedendo di prepararsi e valorizzare al meglio i nuovi strumenti tecnologici.
Anche se le sfide del futuro possono causare paura e incertezza, occorre coraggio e intraprendenza per cavalcare l’onda del cambiamento, impersonificando quello spirito innovativo che può portare a nuove frontiere di sviluppo. Il fattore umano è al centro: per una gestione consapevole ed efficace degli strumenti tecnologici occorre formarsi e formare figure specializzate all’utilizzo delle tecnologie.
Per integrare in modo efficace con le nuove tecnologie, una strada è rappresentata dai principi Human Centered Design. Cosa si intende?
Mettere al primo posto le esigenze, i desideri e le esperienze delle persone. Costruire quindi soluzioni coinvolgendo gli utenti e migliorarle attraverso una costante attenzione ai loro feedback.
Questa è la strada verso il benessere.
VERSO NUOVI ORIZZONTI
Mentre ci avviciniamo a un futuro sempre più interconnesso e tecnologicamente avanzato, è importante per le aziende abbracciare non solo l’innovazione ma anche la consapevolezza nella loro marcia verso il progresso. Un’innovazione tecnologica consapevole va oltre la semplice implementazione di nuove soluzioni, richiede una profonda riflessione sulle sue implicazioni etiche, sociali e psicologiche. Le aziende possono ambire ad emergere non solo come motori di sviluppo tecnologico, ma anche come custodi del benessere dei loro dipendenti e della comunità più ampia.
Questo significa prendersi carico dei temi trattati, dalla gestione del tecnostress e dell’iper-connessione, alla promozione di un utilizzo delle tecnologie che potenzi il benessere individuale e collettivo. Chi lavora nelle Risorse Umane ha la responsabilità, e l’opportunità, di guidare tale cambiamento, assicurandosi che proceda di pari passo con il flourishing delle persone e lo sviluppo sostenibile.
In un ambiente digitale dove tutto è da costruire,
l’immaginazione risulta essere l’unico limite.



